The Ultimate Fighter: le arti marziali insegnano a convivere con l’avversario

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Altro sangue e ossa spezzate nel reality dove il combattimento sta alla base dello show per aggiudicarsi il premio finale: farsi un nome di prestigio nel mondo delle arti marziali ed ottenere i riconoscimenti dovuti dalla scuola ufficiale. Quindi se la maggior parte dei reality show incoraggia le persone a combattere è normale che questo lo esiga.

The Ultimate Fighter dà a promettenti combattenti di arti marziali l’opportunità di un contratto nella UFC (Ultimate Fighting Championship)e se ti trovi nella settima stagione come Dan Simmler (nella foto) ti procura una commozione cerebrale di terzo grado e la mascella rotta in tre punti diversi.

I combattimenti si svolgono tra due squadre (per esempio il Team Liddel contro il Team Ortiz) e tra i singoli componenti stessi: sono previste intense sessioni di allenamenti fino al giorno prima di battersi con l’avversario. Ci si chiede come possano sopportare uno sforzo fisico così prolungato e pesante e svolgere l’incontro senza essere spossati e stanchi: la risposta è semplice: basta essere molto allenati, di certo non è un’attività sportiva che si possa consigliare a chiunque, soprattutto quando si parla di colpi sotto la cintura degni di squalifica.

In ogni caso questi lottatori ci dimostrano come la disciplina impartita dai loro istruttori serva anche nei momenti in cui non si allenano: infatti tutti i concorrenti, indistintamente dalla squadra alla quale appartengono, sono obbligati ad abitare sotto lo stesso tetto. L’aria che si respira può essere tesa in certi momenti ma la maggior parte delle volte i concorrenti si comportano in modo sportivo e ammirano gli sforzi e i sacrifici dei loro avversari.

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