Alessandra Angeli: “Dovremo continuare a batterci per ottenere dei diritti che dovremmo avere di default”

di Sara Bianchessi Commenta

Alessandra Angeli, protagonista di Pechino Express e V- Reporter dell’ultima stagione di The Voice of Italy, parla della sua vita professionale e delle tematiche lgbt in tv. La make-up artist, intervistata da Blogo, parla della popolarità acquisita con la partecipazione a Pechino Express:

È stato un impatto positivo, dopo quella occasione mi sono state date diverse opportunità soprattutto nella tv pubblica e, quando hanno scritto o scrivono di me scrivono “la make up artist” , “la conduttrice”, “la concorrente” solo sporadicamente “la transessuale”, mai “il trans”. Per me questa è stata una piccola vittoria, e non perché io aspiri a chissà quale “normalità” o voglia nascondermi, mai fatto, ma perché mi sono sentita rispettata.

Alessandra parla della rappresentazione che viene data in Tv dell’universo transgender:

Qualcosa sta cambiando, mi riferisco a serie tv come Transparent e Sense8 in cui personaggi transessuali sono lontani dai cliché e raccontano con tenerezza e forza i loro sentimenti senza scadere nel cliché, e a quel bellissimo racconto sulla transessualità fatto da Real Time con “Vite Divergenti” in cui gli attivisti del M.I.T. si raccontano a tutto tondo, parlando della famiglia, amici, lavoro, amore. Mi sento molto poco rappresentata da chi fa della transessualità un’opportunità lavorativa e va in tv a parlarne, prestando il fianco ad un sensazionalismo becero con un forte retrogusto di morbosità mascherato da sensibilizzazione, magari facendosi portavoce di chi non gli ha mai dato mandato per farlo.

La Angeli è convinta che in Tv negli ultimi anni siano stati fatti progressi:

Sono convinta che i passi avanti siano stati fatti…Dobbiamo ricordarci che vista l’ingerenza del clero in molte questioni, non viviamo in uno Stato perfettamente laico e che la legge sui diritti civili è cosa solo dell’altro ieri: ahimè dovremo continuare a batterci per ottenere dei diritti che dovrebbero esserci riconosciuti di default come persone, cittadini e contribuenti, ma siamo forti, ce la faremo, anche se le tempistiche per ottenere un cambiamento in questo paese sono estenuanti e le argomentazioni per impedirlo spesso sono ridicole ed anacronistiche.

La make up artist si sente promotrice di una battaglia a sostegno della causa lgbt:

Sì, nel mio piccolo mi batto per il riconoscimento dei diritti sociali per noi persone transessuali che, a causa dello stigma sociale che viviamo e dei documenti difformi, spesso e volentieri non abbiamo accesso al mondo del lavoro e , nel caso delle transessuali MtoF, questo si traduce nella scelta, obbligata, di prostituirsi per sopravvivere. Vorrei che chi ci governa facesse qualcosa per cominciare un cambiamento, magari incentivando i datori di lavoro con degli sconti fiscali qualora assumano delle persone transgender, so che può suonare come “assunzione protetta” ma credo che da qualche parte si debba cominciare e che anche questo sia fondamentale per combattere il pregiudizio.

Angelina è stata vittima di pregiudizi nel lavoro:

Sì, ne ho subiti e ne subisco, molto più dai gay che dagli eterosessuali.

 

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