Luca Jurman: “I talent dovrebberero riconoscere, crescere e far maturare un talento. Ed invece…”

di Redazione 3

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Intervistato dalla rivista Setweb in occasione dell’uscita del suo libro Vocal Classes – L’evoluzione del canto, Luca Jurman mette sul banco degli imputati i tanti canali mediatici che fanno credere ai giovani come la strada per il successo sia piena di scorciatoie:

I media alla fine fanno il loro mestiere. Danno il loro aiuto ed in questi ultimi tempi sono stati una spalla preziosa e fondamentale per la rinascita del mercato discografico. Ci sono quindi anche aspetti positivi in merito. Bisognerebbe solo far capire che il successo non è quello che dura sei mesi, legato ad un contratto televisivo. Il vero successo è quello che dura tutta la vita. Dal primo all’ultimo lavoro come artista. Ecco, oltre alla grande visibilità, i media dovrebbero far capire quanto è importante per un’artista la propria formazione professionale.

E sui talent show, Jurman dichiara di avere ancora parecchie riserve sugli aspetti commerciali legati all’immagine di un giovane interprete

I talent show dovrebbero riconoscere, crescere e far maturare il talento. Gli aspetti puramente commerciali dovrebbero restare fuori. Un pò come succedeva prima con le radio che erano i veri talent. C’era una corsa frenetica a chi scopriva prima un artista, un gruppo, un genere. Solo per il gusto di essere pionieri. Oggi c’è commercializzazione in tutto, le classifiche controllate dalle società di vendita, il controllo sui brani da pubblicizzare. Questi nuovi contenitori musicali dovrebbero limitarsi a far conoscere, apprezzare nuove voci, non a fare contratti. Sai cosa manca? Si ascolta poco il pubblico, pochissimo i ragazzi che oggi grazie ad internet scelgono da soli le proprie mode e tendenze. Invece ci sono ancora molti che pensano solo a come condizionare il pubblico.

Vi ritrovate nelle parole di Luca Jurman? A voi i commenti.

Commenti (3)

  1. Mi ritrovo per metà, penso che sia giusto lasciar decidere al pubblico chi merita di avere successo e non forviarlo come spesso e volentieri accade, però non sono d’accordo, per quanto riguarda la critica rivolta alla presenza delle case discografiche. Ad Amici è alla fin fine un bene che siano presenti altrimenti non si sarebbero mai smosse dal loro piedistallo e nessuno avrebbe osato proporre un contratto ad un ragazzo uscito da un talent, invece facendoli partecipi della trasmissione stessa, li si “obbliga” a credere in uno dei talenti. Certo poi bisogna continuare a coltivarla questa dote non la si può lanciare con 2 cd e lavarsene le mani, andrebbero trattati cm veri e propri artisti in erba e tante volte questo viene meno.

  2. concordo con ciò che dice jurman…. i talen sono un buon trampolino di lancio..ma si tende ad omologare questi ragazzi non li si dirige verso l’espressione del propio mondo e della propia arte e verso una crescita personale….. ma si opta per l’aspetto puramente commerciale cercando di imporre al pubblico il prescelto di turno. E cosi ci ritroviamo giudizi viziati dagli interessi e non più critiche costruttive,mettendo troppo spesso da parte l’unicità di ogniuno di questi ragazzi. Ricordo le edizioni di amici di qualche anno fa (previttoria di sanremo) quando si lanciava il messaggio( positivo) che la strada per il successo era lo studio e la fatica, oggi ha perso la sua genuinita si pensa solo ad eguagliare i numeri ragiunti l’anno prima, si pensa alla costruzione del nuovo personaggio diventando puro bisness, mettendo da parte l’arte. E non è che manchino talenti validi ma rimangono nell’ombra.
    ” I talent show dovrebbero riconoscere, crescere e far maturare il talento. Gli aspetti puramente commerciali dovrebbero restare fuori.” questo e solo questo è cio che dovrebbero fare i talen lasciando decidere veramente al pubblico.

  3. In ultimo credo che abbia fatto benissimo a lasciare amici….

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