Nicola Traversa a Mondoreality:”Castrocaro? La mia rivincita. Ad Amici grazie a mia mamma. Stimo Mengoni e Pierdavide Carone”

di Redazione 7

Vincitore dell’ultima edizione di Castrocaro, Nicola Traversa si racconta a 360 gradi solo per i lettori di Mondoreality: dai primi passi ad Amici fino al sogno di Sanremo con umiltà, determinazione e tanta voglia di cantare la propria musica.

Ciao Nicola. Cosa ha rappresentato vincere il Festival di Castrocaro 2010?

Vincere Castrocaro ha rappresentato una grossa rivincita. Innanzitutto da quelli che non hanno mai creduto in me, o da quelli che mi hanno “snobbato” magari perchè dovevano portare avanti qualcun altro. Ha rappresentato lasciare un piccolo segno, per ora, che spero con il tempo cresca. Non magari per diventare una star internazionale, non per forza anche se non sarebbe male, ma per cominciare a comunicare quello che sento, nel modo migliore che conosco..cantando con tutto me stesso.

Ha ancora senso per un giovane cantante partecipare a manifestazioni musicali come Castrocaro nell’era dei talent?

Mah, non so bene se abbia senso o no, ma cosa si ha da perdere? Se fosse andata male sarebbe stata comunque una bella esperienza, che mi ha fatto conoscere persone straordinarie, addetti ai lavori e non. Io mi sono trovato meravigliosamente con i ragazzi, non con tutti allo stesso modo ovviamente, ma in contesti come questo la rivalità per alcuni si trasforma in antipatia, inutile e distruttiva. Io ci ho provato, e vincere è stato gratificante. Per quanto riguarda i reality, credo che a volte quel tipo di trasmissione ti porti ad essere un idolo in un secondo, e nessuno in ancora meno. Alcuni meritano il successo che hanno, altri a mio parere affatto, ma alla fine, se non si è ingordi, credo che la musica abbia bisogno di varie sfaccettature e nulla dovrebbe impedire ad un musicista di esprimerle. I reality pagano, il talento soddisfa.

Hai preso parte alla terza edizione di Amici. Quanto è servita quell’esperienza per affermarti come interprete?

Poco, pochissimo credo. Il 2003 è lontano secoli. Ero un ragazzino di 19 anni catapultato in una realtà troppo grande per me. Il programma era ancora in costruzione e ballare per me non è mai stato facile. Certo forse avrei potuto assecondare un po’ di più lo stile della trasmissione, ma sapevo benissimo che non sarebbe stato il posto giusto per uno come me. Fondamentalmente ho fatto i provini dopo una frase di mia madre: “Cos’hai in meno di loro?”. Questo mi ha spinto (sapevo di non avere nulla in meno) e il mio intento non era vincere, ma vedere se tra i circa 15000 cantanti che si sono presentati alle audizioni sarei rientrato tra i primi 5 uomini. Ce l’ho fatta, di diritto. Per me questo era già abbastanza.

Cosa pensi del successo degli ex concorrenti di Amici e X Factor in termini discografici? Carne da macello o reale talento?

Mah…di tutto un po’, dai. Come ho già detto alcuni lo meritano, altri sono solo fenomeni da reality. Provo una forte stima per Marco Mengoni: dopo averlo visto e sentito cantare gli AcDc sui pattini credo che quel ragazzo possa cantare qualsiasi cosa. Mi piace molto anche Pierdavide: trovo il suo stile cantautoriale originale e la sua timidezza un punto di forza.

Come è nato Gabbia, l’inedito presentato a Castrocaro?

Gabbia nasce dal mio chitarrista, Stefano Di Matteo. Un giorno mi ha chiamato e mi ha detto: “Ho registrato qualcosa, vedi se riesci a metterci sopra una linea vocale”. Dopo un paio di giorni l’abbiamo provata. Alla fine della canzone mi ha guardato esterefatto dicendo: “Hai cantato quello che avevo nella testa”…è nata così. Stefano mi conosce artisticamente da 13 anni, ha un talento innato e spero di lavorare ancora con lui. Ringrazio anche il mio batterista Dario Di Nardo che si è occupato di suonare “Gabbia” e di arrangiarla. Senza di lui il pezzo non a vrebbe queste “infezioni” soul-r’nb.

Passi con disinvoltura da un registro soul, jazz al più raffinato rhythm and blues tipico dei club newyorkesi. Secondo te c’è spazio per questo genere musicale per la discografia italiana?

Beh, oggi in radio si sente ogni cosa, e credo che sia arrivato il momento di smetterla di andare all’estero e far guadagnare musicisti già ultramiliardari, ai quali fondamentalmente non abbiamo nulla da invidiare. Io ho cantato ogni cosa in 13 anni, dai Pooh ai Led Zeppellin, e le mie sonorità sono dovute a tutto quello che ho interpretato ed eseguito in tutto questo tempo. Credo che un piccolo spazio per un genere come il mio ci sia, oggi nessuno fà questo in Italia..e noi ci proviamo, forse rischiando ma, come sappiamo, chi non risica non rosica. Credo che nessuno voglia un nuovo cantante neomelodico, e vocalmente non mi si addice molto questo ruolo. A me è sempre piaciuto sperimentare e finalmente oggi qualcosa sta cambiando dandomi la possibilità di condividere i miei esperimenti.

Sul tuo Myspace ufficiale, si legge: “La voce è nell’anima, la mia anima è nella voce”. Ci spieghi il significato di queste parole?

Credo che la frase dica tutto. Io ho avuto questo dono dal nulla: volevo fare l’architetto… a 13 anni ho scoperto di avere questo dono. Non ho mai studiato e questo regalo non può essere che collegato allo spirito, all’anima appunto. Viene da lì, io non so come ci sia arrivato, ma so con certezza che quando canto sono solo l’involucro e il mezzo di un’anima che ha voglia di farsi sentire.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Punti al palco di Sanremo?

I progetti sono tanti. Il disco in uscita a breve, un nuovo singolo da sparare in radio a tutto volume e… ovviamente Sanremo. E’ il sogno di ogni cantante credo. Mi auguro di riuscire a farcela, salire su quel palco per raccontare un po’ di me a chi avrà voglia di ascoltarmi. Mi tremano le mani solo al pensiero: ho sempre seguito Sanremo e sarebbe motivo di orgoglio regalare questa emozione a me e a chi in me crede da sempre, a chi non ha mai smesso di spronarmi, a chi mi ha dato la forza per arrivare fino a qui. Credo che la vita sia fatta di riscatti: questo è il mio, per ora, e mi auguro che sia solo uno splendido inizio.

In bocca al lupo di vero cuore!

Commenti (7)

  1. Un grande pallone gonfiato, ve lo assicuro…

  2. è bravo e basta,è quello che deve interessare.Pallone gonfiato o no,qual’è il problema?io non lo conosco,è la bravura che bisogna vedere.

  3. Non puoi di certo assicurare che sia un pallone gonfiato in quanto non lo conosci e ti basi su due frasi che hai letto in un’intervista… Nicola è un artista che si sta facendo strada e che, come ha detto anche lui, vuole far vedere al mondo intero ciò che vale e poi dai non si può dire che non ha una voce fantastica, è un ragazzo con delle ambizioni e con una voglia matta di sfondare.
    Innanzitutto Lory ha pienamente ragione in quanto in un artista bisogna contare la bravura e poi è consapevole di poter fare, di poter trasmettere qualcosa con la sua voce, questo è ben diverso dal fatto di essere un pallone gonfiato!.

  4. @ Francy…:

    Parlo perché, ahimè, lo conosco anche nella vita…

  5. e mi sa che allora proprio non lo conosci! totalmente l’opposto di quello che dici.invidia e’ solo questo,c’e’ chi puo’ e chi non puo’!lui puo’!

  6. VI POSSO ASSICURARE CHE NICOLA NON HA AVUTO UNA VITA FACILE E SERENA ,SE FOSSE STATO ARROGANTE E PALLONE GONFIATO ,CREDETEMI SARABBE STATO FAMOSO GIA’ DA UN PEZZO,E INVECE E’ PER IL SUO NON APPROFITTARE E NON ESSERE LECCHINO ,CHE ASPETTA ANCORA IL SUCCESSO ,CHE FORSE FORSE STA ARRIVANDO E CHE GLI AUGURIAMO TUTTI,LUI HA UNA VOCE MAGICA ,ED E’ MOLTO PROFESSIONALE,TUTTA LA FORTUNA DEL MONDO DEVE ORA GIRARE DALLA SUA !!FORZA NICO SEI UN GRANDE ARTISTA .

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