Vai al contenuto

#WIDG Talent – reality e qualità, Peppi Nocera: “X Factor programma di qualità. Giusy Ferreri, Noemi, Marco Mengoni e Francesca ne sono la dimostrazione. L’Isola non è trash”

 Nell’ambito dell’iniziativa #WIDG – La tv che vorrei, abbiamo intervistato Peppi Nocera, autore di diversi talent  (Saranno Famosi, le prime edizione di Amici e X Factor) reality (L’Isola dei famosi) di successo.

Come si fa a coniugare il genere reality con la qualità televisiva? O meglio il formato puo’ essere sinonimo di qualità o la esclude a prescindere?

X Factor è un piccolo capolavoro d’alta qualità e anche il più semplice da fare, se chi lo fa ha gusto beninteso (ride, ndb): scegliamo la musica che ci piace, ci sono i giudici che vogliamo e che amiamo, portiamo insieme sul palco i cantanti di nostro gradimento… e non si va ad indagare tanto sulle loro vite. Ma X Factor è un Talent più che un Reality. Quando si entra in ambito Reality puro le cose cambiano. Per rendere l’idea ti faccio un esempio molto semplice anche se mi riferisco ad un programma che non scrivo: il Grande Fratello. Il modello aspirazionale al quale si è ispirato tutti questi anni il GF comincia a scricchiolare. Anche se stimo moltissimo Andrea Palazzo (capo progetto del Grande Fratello, ndb) penso che quest’anno abbiano un po’ toppato il cast. E’ chiaro che la bonona strappamutande o il fico ipertrofico comincia ad essere, grazie al cielo, non più un modello al quale il pubblico s’ispira e aspira essere, al contrario è un modello che molta parte degli italiani comincia a deprecare e a giudicare malevolmente. Col senno del poi, scegliendo altri personaggi avrebbero avuto meno problemi. Nel caso dell’Isola dei Famosi, abbiamo adoperato un cambio drastico, proprio perché abbiamo intuito che il gradimento per certa televisione stava cambiando. Abbiamo digerito lo shock di non avere più per conduttore una grandissima come Simona Ventura e siamo ripartiti dalla scommessa vinta di Nicola Savino e Vladimir Luxuria. Siamo ritornati alle vecchie glorie e ci siamo inventati la categoria degli “Eletti”, che chiaramente di eletto hanno ben poco, ma donano una dose d’umorismo involontario che ha fatto molto bene al format. Si sta sempre senza mangiare, si vive di privazioni in un’isola deserta, ma si ride anche molto. Non abbiamo demappato il genoma, stiamo facendo semplicemente dell’intrattenimento che mi pare fino adesso sia avvincente, garbato e divertente.

L’Isola dei famosi è stata definita più volte un reality trash. D’accordo con questa definizione? Cosa è, secondo te, il trash nella televisione di oggi?

Trattandosi di un reality è normale che scappino delle parole o ci si confronti con situazioni che d’autore non ti eri mai immaginato in fase di scaletta e che ti colgono alla sprovvista. Solitamente non dovrebbe succedere ma puo’ capitare…. Ripeto, abbiamo cercato di virare su un’altra cosa puntando sul divertimento e il disincanto attraverso una conduzione divertita. Per quanto riguarda cosa è trash nella televisione, non so cosa risponderti… A me piace da pazzi il trash ma in Italia, in confronto alla Spagna per esempio dove c’è una televisione davvero trash, trattasi di spazzatura mesta e prevedibile tranne che in alcuni casi… Faccio due esempi: certe facce della D’Urso potrebbero essere riconducibili ad un gusto trash ma non mi fanno mai ridere, l’altra sera invece a “Chi l’ha visto?” la Sciarelli che decantava i siti trans dove si collegava Parolisi erano un trash inconsapevole davvero esilarante.

La scelta del cast: riuscite a prevedere scontri e momenti televisivamente di qualità molto bassa?

Parliamoci chiaro: se in un reality non succede nulla la gente si annoia e cambia canale. Formi un cast sapendo che possano nascere delle dinamiche sperando che non si trascenda.

Andare in onda sulla tv di Stato, pone delle limitazioni autorali rispetto alla televisione commerciale o satellite?

E’ tutta una questione di dati. Sulla tv generalista devi fare un certo ascolto e quindi devi cercare di allargarti il più possibile. Per esempio, certe scelte di cast ad X Factor su Raidue sono state fatte per strizzare l’occhio anche ad un certo modo di concepire il reality. Quando siamo approdati su Sky, dove l’ansia degli ascolti non esiste, ci hanno dato carta bianca sulla qualità ed è quindi molto più semplice concepire il proprio modello ideale di programma. Sul satellite, in parole povere, è più facile che tu possa fare un programma che ti piace. Mi rendo conto però che se sei su Raiuno o Canale 5 devi pensare a fare ascolti perché è quello che ti chiede la rete per superare in bellezza il periodo di garanzia. Immagino che quando la signora De Filippi decida di inserire un numero con 20 persone Down a Got Talent o la scelta d’invitare Celentano e i suoi vaniloqui a Sanremo vadano in questa direzione.

Il fatto che i reality finiscano sempre dopo la mezzanotte non si prefigura come un compromesso forzato tra qualità e soddisfacimento dell’Auditel?

Si, ma Il modello ideale di reality esiste ed è quello di registrare e poi montare anche perché il televoto è diventato in molti casi accessorio. Masterchef o le puntate di casting di X Factor o di Got Talent sono tutte montate… si nota che il ritmo è più veloce e la qualità ne guadagna esponenzialmente. Prima gli italiani non erano propensi ai reality registrati… è emblematico il caso di Survivor che quando fu trasmesso in Italia andò male perché il pubblico non era ancora pronto ma in realtà il montaggio rende tutto qualitativamente più elevato più avvincente e godibile.

Nonostante il cambio di conduzione e un palinsesto ballerino, siete riusciti a tenere (se non superare in qualche caso) la media di rete. Ti aspettavi una collocazione diversa?

Mah, in televisione hai sempre qualcosa contro. Sapevo che Montalbano, la scorsa settimana, sarebbe andato non bene, ma di più. Avevamo le Iene contro, siamo risultati seconda rete e possiamo solo che esserne contenti. E il dato del day time è strabiliante, fa più del Tg di Mentana.. Ci va bene dove stiamo (ride, ndb).

Per attenuare lo strapotere dell’Auditel, qualche anno fa si era pensato di istituire il Qualitel sulla tv di Stato per decretare la qualità dei programmi. Secondo te, sarebbe efficace uno strumento del genere per contrastare la televisione degli ascolti?

Anche se siamo nel paese di Vallettopoli, Calciopoli ed altri scandali, i dubbi sono più che legittimi, ma in qualcosa bisogna pur credere, sennò si diventa pazzi. Io credo all’Auditel anzi diciamo che io ho scelto di crederci fino a prova contraria (ride, ndb). Ben diverso il discorso sulla pubblicità. X Factor su Raidue non faceva uno sfracelo d’ascolti eppure, scorporando i singoli dati dell’Auditel, venivamo a conoscenza che lo zoccolo duro dei nostri spettatori era del Nord, laureato e con un tenore di vita abbastanza alto, quindi molto appetibile per gli inserzionisti che pagavamo molto caro il passaggio all’interno del programma . Dai dati dell’Auditel, un ottimo strumento per noi addetti ai lavori, si evince un po’ di Qualitel, il pubblico che evidentemente ti segue perché gli piace il programma. Anche Non è la Rai, di cui ero autore, era molto appetibile per conquistare una certa fetta di mercato. E’ chiaro pero’ che preferirei di gran lunga un Qualitel all’Auditel.

Sei stato autore di Saranno Famosi, le prime edizioni di Amici ed adesso di X Factor. Si puo’ riscontrare nel genere talent, invece, punti di convergenza con il reality che abbassano la qualità del prodotto offerto ai telespettatori?

Ad Amici c’è un day time che dura dai cinque ai sei mesi e in programmi che si basano sul talento su una rete generalista che ti chiede un certo dato, è automatico sfociare nel reality. In questo senso Amici è un programma molto più difficile da fare rispetto a X Factor, dove l’aspetto reality è pressoché accessorio. Si possono fare poi tutte le considerazioni artistiche sui ragazzi che escono da X Factor e Amici, dove in quest’ultimo esiste a parer mio un’offerta sul piano artistico abbastanza scadente e troppo generalista. Sono contento che ad X Factor abbiamo avuto la fortuna di lanciare Giusy Ferreri, Noemi, Marco Mengoni e Francesca che non assomigliano a nessun altro. Sono il nostro orgoglio e la dimostrazione reale che X Factor è sinonimo di qualità. I cantanti di Amici mi piacciono decisamente meno. Personalmente, non comprerei mai un disco di Alessandra Amoroso perché anche se ha un discreto successo, somiglia a qualcosa che già esiste e che non ho mai comprato comunque. Detto questo, 5 anni passati ad Amici mi hanno fatto pagare tutte le tasse e le bollette che dovevo.

Dove collochi la tv di qualità? Esistono nuovi scenari per la televisione del futuro?

Una bella domanda alla quale rispondo a fatica. Per me sono essenzialmente delle eccezionali serie tv, sempre straniere: “West Wing”, “I Soprano” e ultimamente “Downtown Abbey”, meravigliosa. A casa accendo spesso su History Channel o mi guardo le serie in anteprima su Apple TV settato su un account americano. Ci sono poi dei casi di qualità apparente, prendi quello di National Geographic Channel. Un paio di anni fa, ho scritto un post sul mio blog (www.kirkpinar.it) che si intitolava ‘Come vuoi morire oggi’ perché se guardi il palinsesto di National Geographic è concepito per farti solo terrorizzare da animali assassini, uragani, catastrofi e meteoriti che ti cascano in testa. Guardo quei programmi molto volentieri ma mi chiedo se in questo caso la qualità sia fare leva sulle paure ataviche della gente in nome della natura, che come sai bene è sempre di qualità eccellente! Se poi qualità è vedere Fazio che lecca il culo ad ogni intervistato che ha davanti senza nemmeno un ruttino contraddittorio, penso che tutto sommato sia abbastanza facile fare programmi di qualità. Mi verrebbe da dirti che la vera qualità e la televisione in questi tempi incerti e rutilanti mal si coniugano. Dallo scorso settembre faccio parte di un board fichissimo (ride, ndb) di creativi internazionali per il gruppo Zodiac, ci vediamo a Londra una volta al mese e pensiamo alla televisione del futuro. Siamo pieni di buona volontà, appena esce la killer-idea te lo faccio sapere!