
Il collega Federico Spano de La nuova Sardegna ha scritto un’interessante articolo sulla sua esperienza ai casting di X Factor, tutt’altro che felice: il trentacinquenne giornalista sassarese racconta che l’idea di partecipare gli è venuta vedendo Matteo Becucci vincere la seconda edizione del talent show.
Dopo essersi prenotato e aver ricevuto dalla redazione di X Factor la telefonata che lo avvisava di doversi recare il 6 giugno a Ostia (dove sono stati visionat, con una foto, due brani (uno in italiano e uno in inglese), senza basi, ha iniziato la sua avventura:
Sono le 9.30, nascosto da un palco e dai due grandi tendoni del Casting Tour c’è quello che ha tutta l’aria di un fiume di persone. Il secondo giorno di provini è la replica del primo, venerdì: mille in fila per dimostrare il loro talento a Mara Maionchi e a Morgan. Il primo scoglio da superare, però, è capire dove inizi la coda in quella fiumana di gente che aspetta. Appena arrivi ti assegnano un numero: io sono il 1951, mentre penso già di giocarmeli al lotto mi danno un foglio da compilare. Nome, cognome, età, due aggettivi per descrivere il tuo carattere e la tua vita. Niente di più riduttivo. Nell’imbarazzo, accanto a decine di persone nella mia stessa fetta di coda in attesa di mostrare l’X Factor, azzardo due aggettivi: «curioso» e «ricca».
LA PRIMA DELUSIONE
Chiamano il mio numero e mi fanno superare una transenna. Dopo quattro ore al freddo arrivo di fronte all’ultimo ostacolo. A pochi metri dal traguardo e dai provini, si diffonde una voce che rende tutto meno affascinante: «Morgan e Mara Maionchi non ci sono. I provini si fanno davanti a musicisti della Rai, non ci sono neppure le telecamere»
IL PROVINO
Supero l’ultima barriera e mi ritrovo di nuovo in fila, davanti a uno degli otto videobox (di video c’è ben poco, perché non ci sono telecamere). Dopo un’altra mezz’ora è il mio turno. Entro nella «scatola» insonorizzata, e ad accogliermi c’è un perfetto sconosciuto. «Ciao Federico, che brani hai portato?». «Your House di Alanis Morissette e Pensieri e Parole di Battisti», rispondo in attesa di qualche domanda su di me, che però non arriva. «Quando vuoi iniziare…», fa lui e io parto subito con il brano in inglese. La voce non è al meglio, dopo quattro ore all’aperto, ma me la cavo. Per Battisti ho bisogno di un «la», chiedo il permesso di usare il cellulare: «L’ho registrato prima, mi serve per partire con la tonalità giusta». Ma il telefonino si impalla, giusto per confermare una delle leggi di Murphy. Dopo qualche secondo di panico, inizio lo stesso, con o senza il «la». «Che ne sai di un bambino che rubava…». Finisco il ritornello, con la voce che viene fuori pulita e potente, proprio come speravo, «magari mi prendono davvero», ma lo sconosciuto mi guarda e mi dice: «Grazie Federico. Ciao».
IL VERDETTO
Nessuno sa se è stato preso oppure no. Hanno detto che chiameranno.
E’ successo anche a voi così?