Flavio Briatore dona 500 mila euro ai terremotati e polemizza con Mark Zuckerberg

Flavio Briatore fa sapere che donerà 500 mila euro in contanti ai terremotati e critica Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook, che ha donato la stessa cifra sotto forma di pubblicità sulla sua piattaforma. L’imprenditore, sulle pagine de Il Giornale, dice:

Coperte. Scuole. Asili. Certo non la pubblicità che ai terremotati non serve…Io non polemizzo con nessuno, ci mancherebbe, dico solo che un signore con un patrimonio di quelle dimensioni potrebbe impiegare i suoi soldi per attività concrete: pensi solo alle coperte, ai prefabbricati, alle casette in legno. C’è un mondo che è venuto giù e va ricostruito, francamente la pubblicità non mi pare possa scaldare gli abitanti di Amatrice o di Accumoli. Ma che se ne fanno i terremotati degli annunci su Facebook?

Il suo aiuto sarà decisamente più concreto:

Voglio dare una mano a questa gente che in pochi secondi, in piena notte, si è trovata senza più niente. Le immagini del disastro mi hanno sconvolto come credo abbiano toccato tutti: io ho un figlio di sei anni, Nathan Falco, e mi sono immedesimato in quelle famiglie. Bambini morti, bambini feriti, bambini che non hanno più i genitori. No, non si può rimanere indifferenti…Noi vogliamo finanziare un progetto qualificato. Cinquecentomila euro sono una cifra con cui si può ragionare su una struttura di pubblica utilità: un asilo, magari in legno, o una scuola. Noi ci affidiamo alla Protezione Civile che ha uomini straordinari e poi ci sono i sindaci che conoscono il territorio palmo a palmo e sanno individuare le priorità. Saranno loro a segnalarci le esigenze più impellenti, noi sceglieremo e seguiremo i lavori, perché vogliamo che il nostro intervento vada a buon fine e non si sprechi nemmeno un centesimo. 

Briatore si augura che altri seguano il suo esempio:

Spero che altri imprenditori seguano il mio, anzi il nostro esempio e mettano le mani in tasca. Davanti a quel che è successo dobbiamo capire che noi siamo solo più fortunati: per questo la solidarietà è un dovere.

Come non essere d’accordo?

 

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