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Marco Carta in Pierino e il lupo: bocciata la sua performance

Vi avevamo annunciato che Marco Carta avrebbe prestato la sua voce nell’opera di Sergej Prokofiev Pierino e il lupo al Festival di Sant’Efisio. La sua esibizione non è stata apprezzata dalla critica che, però, gli ha riconosciuto la volontà di voler provare a far bene in un ambito che non gli compete.

L’Unione Sarda parla di Marco come di personaggio alieno alla cultura della musica d’arte:

Diciamolo subito: è stato un fiasco. L’idea era quella di riuscire avvicinare al Teatro Lirico un pubblico nuovo, portando in scena a fianco all’orchestra e al coro cagliaritani un personaggio del tutto alieno alla cultura della musica d’arte, ma investito da popolarità mediatica, come appunto Marco Carta. Giovedì sera il progetto è però naufragato davanti a un teatro completamente vuoto nelle due logge e con pochi spettatori in platea: decisamente meno di quanti seguono anche i concerti con minore appeal della normale programmazione, che ha vissuto la presentazione del Festival di Sant’Efisio come un’operazione di facciata e non di sostanza. Ma anche un errore da parte di Marco Carta e di chi gli ha consigliato di accettare di recitare una parte che non gli appartiene, e per la quale è evidente che non sente alcuna affinità. Sembra facile raccontare storie. Eppure così non è. E Pierino e il lupo , la favola musicale di Sergei Prokofiev vive di accenti e respiri che bisogna prima di tutto conoscere per poter cogliere.

La Nuova Sardegna conferma l’essere spaesato di Marco e scrive:

Mettiamola così: tentar non nuoce. Forse. Ma è lo stesso Marco Carta ad ammettere che in fondo non era il suo ambito. Il Lirico gliel’ha proposto e lui ha voluto accettare la sfida. Così, ieri e giovedì nel XI Festival di Sant’Efisio, ha dismesso eccezionalmente l’abito del cantante per dare voce, sul palco del Comunale, a «Pierino e il lupo» di Sergej Prokofiev… Per Carta invece è un’esperienza inedita, fuori dal suo campo. Ci mette del suo, qui e là, vocalizzando un po’ sulle onomatopee degli animali protagonisti, tentando a momenti qualche punta espressiva. Il risultato, tuttavia, rimane in definitiva abbastanza monocorde, un po’ piatto, impacciato. «Pierino e il lupo», sebbene sia una favola, richiederebbe comunque una certa presenza scenica, verve teatrale, e un minimo di istrionismo. Non si tratta di purismo della musica colta o di remore da parrucconi. Certi “innesti”, però, andrebbero meglio preparati e meditati. Marco Carta sarà senz’altro bravissimo in quel settore della musica leggera italiana in cui riceve l’entusiastico plauso dei suoi fan, e in platea guarda caso non mancano le affiatate “cartine” che gli tributano giustamente una standing ovation, soprattutto quando, liberatosi di giacca e papillon, riprende il ruolo di cantante e regala loro un’interpretazione di «E penso a te» di Mogol-Battisti.