Nemica giurata di tutti i talent italiani possibili (aspettiamo di vederla sul palco di X Factor o Amici come ospite per eventualmente consegnarle il premio alla coerenza), Nina Zilli spiega meglio perchè c’è l’ha così tanto con un certo tipo di tv legata alla musica (Fonte Repubblica):
Non credo nei talent show come incubatori d’artisti. Magari trovi delle belle voci, però bisogna ricordare che, alla fine, cantare bene non è difficile. Il problema, invece, è costruirsi una personalità artistica: una voce senza personalità, infatti, non è nulla. Prendi i Sex Pistols e il loro modo spinoso di cantare e suonare. Oppure Billy Holiday che alla fine della carriera, a causa delle dipendenze da alcool e droga, cantava “Strange Fruit” con solo tre note che però erano di un’intensità immensa. Di tutti questi talenti da piccolo schermo, invece, non so chi sopravviverà tra 10 anni. Da che mondo è mondo, le voci che restano sono poche e non è plausibile che ogni stagione Mediaset e Rai ne sfornino due o tre. Penso a Gianna Nannini, Elisa, Ligabue, Carmen Consoli: non sono arrivati tutti insieme! In America, poi, c’è la sindrome da suicidio dei talent: siete avvertiti!
A chi si starà riferendo velatamente la cantante? Si accettano scommesse.